La Corte dei Conti Lombardia, con il parere n. 593/2010, chiarisce la portata delle disposizioni contenute nella legge finanziaria 2010 in materia di soppressione della figura del direttore generale negli enti locali.

La legge finanziaria 2010 prevede la soppressione della figura del direttore generale nei Comuni con popolazione inferiore a centomila abitanti.
Questa disposizione, afferma la Corte, trova la sua giustificazione nella “superficialità” di tale profilo professionale per i suddetti Comuni e nel conseguente risparmio di spesa. Ciò premesso, secondo la Corte, sarebbe del tutto illogico ritenere che se da un lato è stata soppressa la facoltà di nominare un direttore generale esterno, la stessa norma possa essere aggirata attribuendo le stesse funzioni al segretario comunale che già collabora nell’amministrazione comunale. Né chiaramente, questi potrà ottenere una retribuzione o un emolumento aggiuntivo per tali funzioni, in quanto il divieto normativo sulla maggiore spesa “deriva da una disposizione finanziaria di coordinamento della finanza pubblica che si sostituisce automaticamente alle previsioni della contrattazione collettiva relativa ai segretari”.
Peraltro, nei piccoli comuni, le funzioni di direttore generale possono essere ricondotte ai compiti “istituzionalmente attribuiti al segretario comunale ai sensi dell’art. 97, comma 4 del Tuel, laddove è previsto che egli sovrintenda allo svolgimento dei dirigenti e ne coordini l’attività”.
In conclusione, la soppressione della figura del direttore generale nei comuni con popolazione inferiore ai centomila abitanti, riguarda non solo l’ipotesi del direttore esterno, ma anche quella del segretario comunale cui è impedito di rivestire il doppio incarico.